Attenzione a queste cartelle esattoriali: ecco cosa può accadere

Poche cose sono meno amate delle tasse, sopratutto quando è necessario affrontare una situazione già piuttosto problematica: il 2020 è stato particolarmente “crudele” per molte famiglie visto che il Covid ha bloccato a lungo l’economia, rendendo necessarie misure apposite da parte dell’esecutivo per alleggerire la pressione fiscale.
Anche le cartelle esattoriali sono state “congelate” almeno per un po’ di tempo.

Cartelle esattoriali, quando non pagarle

La Corte di Cassazione ha stabilito alcune “scappatoie” per rendere meno opprimente la scadenza ed il pagamento repentino delle cartelle esattoriali: ad esempio l’ordinanza numero 28072/2019 ha imposto una sorta di scadenza all’efficacia relativa alle cartelle esattoriali relative a debiti maturati nel primo decennio degli anni 2000, qualora questi siano inferiori ai mille euro.

Sulla cartella esattoriale recapitata devono essere riportati chiaramente ogni tipo di importo, quello relativo alle sanzioni, dell’imposta nella sua totalità e l’importo relativo agli interessi accumulati, altrimenti si potrà contestare con relativa facilità la validità della cartella stessa. Lo stesso si applica in caso di assenza del nominativo del procedimento amministrativo.

Esiste anche un limite di validità dell’imposta richiesto da un particolare ente, oltre il quale lo stesso ente non potrà più pretenderne il pagamento.

10 anni: IVA, IRPEF, IRAP, IRES, bollo, registro, canone Rai e diritti Camera di Commercio.

5 anni:  IMU, TASI, TARI, TOSAP, contributi INPS o INAIL, violazioni Codice della Strada e  altre sanzioni amministrative.

3 anni: Bollo auto.

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