“Non pagare mai queste bollette!”: pazzesco, ecco il motivo

Le bollette rappresentano un fastidio piuttosto necessario: in un contesto socio-politico come quello predominante nel mondo occidentale, le società adibite alla distribuzione di beni e servizi forniscono proprio questi ultimi a cadenza regolare a fronte di pagamenti da parte dell’utenza. Le fatture, comunemente chiamate proprio bollette, solitamente fanno riferimento ad un periodo di 1 o 2 mesi di utilizzo e possono essere di importo variabile. Fin da quando siamo molto giovani è un concetto che impariamo ad apprendere: se non si pagano le bollette, prima o poi avviene il “distacco”, e la fornitura viene solitamente dismessa, sopratutto per quanto riguarda le forniture più “importanti”, come quelle elettriche.

“Non pagare mai queste bollette!”: pazzesco, ecco il motivo

Sono in molti infatti, quasi istintivamente, a conservare in modo automatico le bollette pagate, in quanto forniscono una prova tangibile dell’avvenuto pagamento. Da diversi anni è possibile pagare le proprie bollette sia attraverso gli uffici postali, ma anche attraverso circuiti Lottomatica (presenti nella stragrande maggioranza delle ricevitorie/tabaccai), ma anche online.

Tuttavia, anche se può sembrare strano, non tutte le bollette vanno pagate: esiste infatti una vera e propria “scadenza”, definita prescrizione che si applica a qualsiasi tipo di fornitura e che sostanzialmente è un limite di tempo, che una volta superato, non permette ai fornitori dei servizi di richiedere le fatture saldate in passato.

Per quanto riguarda l’energia elettrica,  bollette emesse a partire dal 1° marzo 2018 hanno termini di prescrizione di 2 anni; mentre per le bollette antecedenti a questa data resta il termine di 5 anni. Quelle dell’acqua i nuovi termini di prescrizione sono di 2 anni e partono dal 1° gennaio 2020, mentre tutte quelle precedenti hanno una scadenza di 5 anni, mentre per quelle del gas la prescrizione “scatta” dopo 2 anni a partire dal primo gennaio 2019.

Se ci troviamo delle bollette da parte di fornitori di cui non ricordiamo di aver stipulato un contratto, è possibile sfruttare il “Diritto di Ripensamento” calcolato sui 14 giorni a partire dal giorno in cui si è ricevuta la copia del contratto.

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