Quanti anni di contributi per andare in pensione anticipata?

La pensione rappresenta una sorta di “normalità a rischio” negli ultimi decenni, in particolar modo dall’inizio del nuovo secolo: diversi cambiamenti culturali ed economici hanno infatti provocato il “crollo” di diverse certezze legate al contesto del lavoro ed in generale, dello stile di vita, e paesi come l’Italia continuano ancora oggi ad affrontare una situazione prima di tutto demografica allarmante in termini di crescita, che inevitabilmente si riflette anche sul “ricambio generazionale”. Va ad aggiungersi anche una tendenza politica che non sembra accontentare le varie tipologie di lavoratore ed ecco che nel 2023 sarà sviluppata una nuova riforma delle pensioni, che cambierà nuovamente l’intero contesto delle pensioni, anche quello della pensione anticipata.

Quanti anni di contributi per andare in pensione anticipata?

La pensione anticipata rappresenta un concetto già conosciuto e più volte “modificato” dall’ordinamento pensionistico nostrano: la tradizionale pensione anticipata permette di andare in pensione prima dell’età pensionabile tradizionale di 67 anni.  La pensione anticipata standard non tiene conto dell’età anagrafica ma solo dell’anzianità contributiva: sono necessari 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dal requisito anagrafico, limite che si riduce a 41 anni per i lavoratori precoci (quelli che hanno iniziato a versare contributi prima dei 19 anni), i disoccupati, i cosiddetti Caregiver, e chi può presentare un’invalidità pari o superiore al 74 per cento. Per i lavoratori dipendenti permane la cosiddetta finestra di 3 mesi, ossia il lasso di tempo che intercorre tra la richiesta di questa pensione e la prima erogazione mensile.

Anche Quota 102 è considerabile una pensione anticipata a tutti gli effetti anche se fa parte del sistema misto. Ciò significa che viene calcolata sia in base agli anni anagrafici, sia quelli contributivi. Nello specifico si tratta di almeno 64 anni d’età e 38 di contributi. Anche se si tratta di una misura che nel 2023 verrà “messa da parte” (com’è stato per Quota 100), potrà essere utilizzata per tutto il 2022. La finestra in questo caso è di 3 mesi per i lavoratori dipendenti e 6 mesi per gli autonomi.

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