Pensione anticipata per chi lavora in aziende in crisi: ecco perché

Abbiamo più volte affrontato la tematica decisamente “spinosa” legata al sistema pensionistico italiano, da sempre costellato da una serie di criticità che rendono il nostro paese famoso, in negativo, per non aver adottato politiche efficaci per reintegrare i giovani nel mondo del lavoro, e permettere ai futuri pensionati di ambire ad un’uscita non eccessivamente penalizzante dal contesto lavorativo. La pensione anticipata rappresenta per questo motivo un nodo fondamentale per la politica, e trattandosi di un qualcosa di “flessibile”, anche a causa dei governi differenti che via via si susseguono, viene influenzata da provvedimenti e decisioni di varia natura.

Pensione anticipata per chi lavora in aziende in crisi: ecco perché

Per definizione la pensione anticipata in senso “generico” rappresenta una possibilità di “uscire prima” dal mondo del lavoro rispetto ai canoni ufficiali, solitamente rappresentati dall’età pensionabile, che nel nostro paese è di 67 anni. La pensione anticipata per le aziende in crisi è di fatto un ammortizzatore pensionistico che risulta essere stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2022.

Nello specifico questa fa parte di una copertura di 150 milioni per il 2022 e di 200 milioni per ciascun anno nel 2023 e 2024, che anticipano la pensione vera e propria. E’ rivolta ai dipendenti delle aziende che occupano dai 15 ai 250 dipendenti, con un fatturato annuo di al massimo 50 milioni di euro, e che possono dimostrare di aver subito un calo dei ricavi del 30% nei 12 mesi precedenti rispetto alla media del fatturato dell’anno 2019. Tra i requisiti spicca un accordo sindacale che prevede pre-pensionamenti su base volontaria, sostanzialmente il sindacato deve concordare su questa forma di pre pensionamento.

L’indennità mensile può avere una durata massima di 3 anni, e può essere “associata” alla Naspi: è rivolta a coloro che raggiungeranno entro il 31 dicembre 2024 l’età della pensione di vecchiaia (ossia 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi) o in alternativa l’età per la pensione anticipata cioè almeno 62 anni di età e 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Sono le aziende compatibili a dover effettuare la richiesta presso l’INPS, almeno 90 giorni prima della data di risoluzione del rapporto di lavoro con i lavoratori coinvolti.

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