Ottenere un terreno abbandonato per un’investimento: ecco come fare

Investire sul “mattone” è un termine molto colloquiale, che viene indicato come forma di investimento pressochè sicuro in virtù di una questione concettuale, in quanto gli immobili come le abitazioni costituiscono qualcosa che è necessario in tutti i casi. La realtà però vede sempre più terreni che vengono progressivamente abbandonati sia  fisicamente che anche legalmente parlando, a causa di varie problematiche di tipo economico e sociale. Molti terreni caduti in disuso oramai non sono più sfruttabili ma possono essere ancora “presi in possesso” a cifre spesso convenienti.

Ottenere un terreno abbandonato per un’investimento: ecco come fare

Ma come fare e soprattutto perchè terreni un tempo floridi sono abbadonati? In parte ciò è causato dalla situazione economica problematica ed ai costi sempre più alti. Inoltre anche il mercato cambia continuamente e anche contesti commerciali cambiano in pochi anni.

La legge italiana favorisce “abbastanza” la presa di possesso di un terreno abbandonato. Le situazioni sono legate a due fattori, l’abbandono vero e proprio, determinato da una proprietà non più effettiva in relazione al possesso, oppure i territori ancora legalmente di proprietà di qualcuno

Nel primo caso è sufficiente fare richiesta al comune di appartenenza per utilizzare senza vincoli particolari il terreno. Attraverso l’usucapione, a fronte di un “occupazione” legale di un terreno per almeno 10-20 anni di fila, il terreno diventa di proprietà dell’utilizzatore. In caso contrario la porzione di terra deve essere acquisita legalmente attraverso l’acquisto vero e proprio, la cessione a titolo gratuito tramite donazione oppure l’usufrutto, che di fatto non garantisce la proprietà al 100 % ma permette di godere di una parte del denaro che viene ottenuto tramite lo sfruttamente del terreno.

Cosa farne? Le opzioni consigliabili sono legate alle possibilità del terreno, se ad esempio è fertile per la coltivazione, potrebbe essere una buona idea adibirlo a tale scopo, magari puntando su risorse “di nicchia” ma in voga, come piante esotiche. In caso contrario si può fare leva sulle coltivazioni biologiche.

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