Busta paga, ecco chi avrà brutte sorprese a Gennaio

Uno dei metodi per “misurare” la ricchezza di un determinato stato o realtà è sicuramente attraverso il “salario” medio della popolazione lavorativa, che in Italia risulta essere strettamente legata alla Busta Paga, ossia il documento che certifica la prestazione lavorativa dal punto di vista economico.


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Busta paga, ecco chi avrà brutte sorprese a Gennaio

Gennaio è tendenzialmente un mese particolare dal punto di vista dei salari, in quanto dopo l’ufficializzazione della Legge di Bilancio, tutti i vari provvedimenti decisi dal governo sono applicati proprio a partire dal 1° giorno del nuovo anno. Per gennaio 2023 sono attese diverse novità, ma non per tutti.

Data la condizione di crisi economica, in parte causata da una diffusa problematica di tipo energetico, in parte da una di tipo economico, una delle soluzioni da parte dell’esecutivo non è ridurre le buste paga ma provare ad aumentarle, seppur non a tutti.

La maggior parte dei lavoratori, ossia chi ha un reddito compreso tra  25mila euro e 35mila euro, non subirà rincari in busta paga in senso generalizzato in quanto la riduzione del cuneo fiscale (in sostanza è la serie imposte dirette, indirette, contributi previdenziali che impattano sul costo del lavoro) è stata già decisa dal governo Draghi che ha di fatto anticipato la misura che ha portato il valore al 2 % durante il 2022. Questa percentuale è stata prorogata dall’esecutivo Meloni.

Chi è sotto la soglia dei 25 mila euro vedrà la busta paga aumentare in modo sensibile anche se si tratta di aumenti che probabilmente nella maggior parte dei casi non risultano neanche facili da “notare”, in quanto l’aumento mensile per queste categorie è piuttosto ridotto, da 6 a 15 euro.

Discorso sensibilmente differente per i dipendenti pubblici che in Italia sono circa 3,2 milioni. La misura degli aumenti in busta paga per questa generica categoria che beneficeranno dell’aumento che andrà da un minimo di circa 21 euro a circa 70 euro per tutto il 2023, cifre corrispondenti all’annunciato fondo di 1 miliardo di euro finalizzato all’erogazione “di un emolumento accessorio una tantum” da corrispondere per tredici mensilità e da determinarsi nella misura dell’1,5% dello stipendio lordo.

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